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Il post di questa settimana è dedicato al mercato tedesco, nello specifico alla presentazione di un importante ente che si occupa della tutela dei consumatori e che riveste un ruolo di primaria importanza nelle scelte dei prodotti da acquistare. Si tratta dello Stiftung Warentest, ente indipendente con sede a Berlino, fondato nel 1964, il quale analizza e compara beni e servizi, per riportare poi l’esito delle sue indagini sulla rivista dedicata “Test”, su libri, in pubblicazioni speciali e ovviamente sul web, dove possono essere scaricate, a prezzo modico, le singole analisi (parliamo di cifre dai 2 ai 5 euro). Maggiori informazioni sull’ente sono reperibili cliccando qui. Abbiamo scelto di approfondire questo tema non tanto perché i prodotti che esportiamo ne saranno toccati direttamente, quanto per esporre i campi di indagine e di valutazione dell’ente, al fine di comprendere al meglio cosa cerca il consumatore tedesco e quali sono gli aspetti che influiscono sulla sua scelta finale.

Risultati immagini per Spaghetti

Vediamo dunque un caso concreto, molto legato al nostro paese, in quanto si tratta di un prodotto tipicamente italiano: gli spaghetti. Il test è stato condotto a settembre 2015 e può essere scaricato dal web, in lingua tedesca, con un investimento di €2,00. Sono stati analizzati 25 tipi di spaghetti, anonimamente presi ad marzo ed aprile sugli scaffali dellagrande distribuzione e inviati ad enti indipendenti che si occupano di valutare i prodotti. Di questi spaghetti, 3 erano integrali, 2 senza glutine, e in totale presenziavano 3 prodotti biologici. Capiamo subito che l’attenzione al biologico, all’assenza di glutine in caso di necessità e alle qualità nutrizionali è un punto chiave, anche se non percentualmente preponderante, nella scelta del paniere. Altro aspetto fondamentale è capire cosa viene valutato nelle analisi, e questo è lo spaccato dell’incidenza percentuale dei vari elementi sulla valutazione totale:

– 45%: valutazione sensoriale. Cinque persone hanno valutato secondo la normativa tedesca di riferimento (§ 64 LFGB, che regola alimentari umani e per animali) aspetto, gusto, odore, consistenza e via dicendo.

– 30%: sostanze nocive. E’ stata valutata in laboratorio la presenza di sostanze tossiche, metalli pesanti, pesticidi, etc per verificare l’effettiva integrità del prodotto in merito a contaminanti.

– 5%: qualità microbiologiche. E’ l’indagine sulla presenza di spore, batteri, lieviti e similari.

– 5%: imballo. Tre esperti hanno verificato apertura, estrazione del prodotto, sigillo, materiali e indicazioni di riciclaggio.

– 15%: etichetta. E’ stata verificata la presenza di tutte le informazioni di legge sul prodotto, nonché la correttezza delle stesse (data di scadenza, claim pubblicitari, indicazioni nutrizionali e di porzione, nota su allergeni, …).

– In aggiunta, ma senza incidenza percentuale sul voto, altre indagini di tipo chimico e fisiologico, tra cui quelle in merito agli allergeni e alle sostanze geneticamente modificate.

Capiamo da questa lista che l’analisi sensoriale è importante, ma pesa per la metà della valutazione. Il consumatore tedesco esige innanzitutto (come da norme e da buon senso) un prodotto controllato, privo di sostanze nocive: a questo proposito può essere altamente spendibile anche a livello di comunicazione l’origine sicura della merce e il controllo accurato da parte del produttore. In secondo luogo, l’attenzione all’etichetta e all’imballo: occorre conoscere bene la normativa relativa all’etichettatura, per non incappare in sanzioni od omettere quantomeno informazioni necessarie e utili per il consumatore.

Non dimentichiamo mai inoltre che l’etichetta (leggasi comunicazione su packaging) è il momento in cui il cliente può ascoltare ciò che il produttore vuole raccontargli, insomma un’occasione da non perdere e da sfruttare con le tematiche chiave per il consumatore (e quanto scritto sopra può essere già una utile mappa comunicativa). In merito all’imballo, ma lo approfondiremo separatamente in un altro post, la legge tedesca è molto stringente su aspetti di riciclabilità e smaltimento, con un focus su alcuni materiali (carta, cartone, …) e tassazione elevata su altri, come la plastica. Ultima, ma non meno importante, è la possibilità per l’azienda di aggiungere sul packaging del prodotto testato il bollino Stiftung Warentest con il voto ottenuto: il consumatore tedesco trova a scaffale un “termometro” del ranking dei prodotti, e non di raro concede la sua preferenza ai beni testati ed approvati. In altre parole: siamo di fronte ad un ente che è in grado di orientare concretamente le scelte della popolazione, forte della sua indipendenza e imparzialità