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News dalla Germania

Afflitte dalla guerra, dalla violenza e dai prezzi bassi del petrolio, le economie nella regione del Medio Oriente e del Nord Africa (MENA) vedranno una crescita del 2,6% nel 2017, in calo rispetto al 3,5% del 2016. Questo è quanto riporta il semestrale MENA Economic Monitor della Banca Mondiale, pubblicato ad aprile 2017. Per gli anni a venire, guidata da numerose riforme in corso, la situazione dovrebbe migliorare leggermente e la crescita potrebbe superare il 3% nel 2018 e nel 2019.

 

Il MENA Economic Monitor sottolinea che la sostenibilità della ripresa economica nella regione dipenderà dall’efficacia della costruzione e ricostruzione della pace. Una sezione speciale del rapporto pubblicato ad aprile si concentra sugli impatti dei conflitti in Libia, Siria e Yemen e propone strategie per il consolidamento della stabilità. Crisi umanitarie su larga scala, istituzioni indebolite ed economie devastate: gli effetti delle tre guerre civili hanno colpito anche i paesi confinanti (in primis Giordania, Libano e Tunisia), che ospitano un numero senza precedenti di rifugiati e vedono minati commerci, turismo e sicurezza.

 

Entrando nel dettaglio di paesi con cui cooperiamo regolarmente, l’Egitto sta attuando riforme chiave sia sul fronte delle entrate che sulle spese del bilancio. Gli investimenti diretti esteri dovrebbero raddoppiare nel 2017 raggiungendo i 5 miliardi di dollari. Sia i disavanzi fiscali che quelli correnti verranno migliorati per tutto il periodo previsionale. L’Iran è tornato un paese focus dopo l’attuazione del “Joint Comprehensive Plan of Action” sul nucleare nel 2015, attirando più investimenti diretti esteri, soprattutto nel settore petrolifero. I dati recenti mostrano che la crescita è salita al 9,2% (YoY) nel secondo trimestre (luglio-settembre 2016) in seguito alla crescita del 5,2% nel primo trimestre.

 

Sostengono comunque gli analisti della World Bank che il programma di ricostruzione e stabilizzazione dell’intera area dovrebbe essere guidato a livello nazionale e non configurarsi come un intervento di donatori esterni. Il successo sarebbe garantito da visioni e agende nazionali sviluppate attraverso forum di discussione inclusivi, con la collaborazione di tutti i partiti coinvolti nel conflitto. Dare voce ai cittadini nei processi decisionali sarà sicuramente un passo importante, così come assicurare il sostegno al settore privato, ovvero il principale motore della crescita e della creazione di posti di lavoro dopo la guerra.