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News dalla Germania

Come si legge in un recente articolo del Sole 24 Ore forse non tutti lo sanno, ma la Germania è il primo partner commerciale italiano – sia per import che per export – nonostante la differenza di dimensioni fra i rispettivi PIL e numero di abitanti. I dati Istat confermano che nel 2016 il valore complessivo degli scambi commerciali ha raggiunto circa i 112 miliardi di euro, in crescita rispetto al 2015. L’Italia, per la Germania, è invece il sesto partner economico, dietro a Cina, Francia, USA, Paesi Bassi e Regno Unito. I numeri maggiori si collocano in ambito industriale, con scambio di macchinari, di prodotti chimico-farmaceutici, siderurgici e automotive.

 

Secondo la Camera di Commercio Italo-Tedesca, ciò che viene apprezzato dai partner d’oltralpe è soprattutto la specializzazione delle imprese italiane, piccole eccellenze settoriali ricche di innovazione. Quello che invece ancora manca alla nostra economia è un sostegno strutturale di lungo respiro, volto a sostenere il training delle risorse umane, la digitalizzazione e l’attrazione di investimenti esteri – con lo scopo di aumentare la produttività del lavoro.

 

Impossibile non pensare subito all’Industria 4.0, di cui potete leggere un’interessante panoramica a questo link, ad opera del Ministero dello Sviluppo Economico. Tra le principali iniziative di nostro interesse, sottolineiamo il supporto al Made in Italy, un forte investimento sulle catene digitali di vendita e un incremento del supporto alle PMI, che spesso soffrono di lacune in ambito tecnologico e formativo.

 

 

Un problema di mentalità, più che di effettive risorse: troppo spesso in Italia la formazione è vista come un tema minore in ambito aziendale, un dovere di legge o qualcosa da sfruttare solo in presenza di contributi pubblici. Succede così che ogni piccola e media impresa perda in tempo e in mancata produttività molti più soldi di quanti ne potrebbe guadagnare con personale adeguatamente formato, in grado di organizzare il business al meglio. Un paragone efficace può essere quello di una mappa di navigazione per le Americhe: è come se molti vascelli (le aziende italiane) riscoprissero da zero la rotta attraverso l’Oceano Atlantico, avendo scelto – talvolta con orgoglio – di risparmiare sull’acquisto della cartina. Come consulenti, ci scontriamo spesso con questo tipo di mentalità anche per l’export, ma siamo orgogliosi delle collaborazioni con i nostri partner, che hanno deciso di scommettere con noi su formazione, produttività e futuro. Non siamo noi a chiedervi di investire sulle competenze… è il mercato che ve lo domanda!