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News dalla Germania

Sono rimbalzati diversi titoli di tono allarmistico sulle maggiori testate nazionali, legati ad un possibile nuovo protezionismo americano rispetto al Made in Italy. Minacce non esattamente velate da parte del Presidente Donald Trump, anche in risposta agli sfumati accordi con l’UE in merito all’importazione di carne statunitense e più in generale del TTIP. Andando a verificare i dati, come riportato da uno studio della società Prometeia, citato anche sul Sole 24 Ore, il valore dell’export italiano verso gli USA è stato di 35 miliardi di euro nel 2015, il terzo in valore assoluto dopo Germania e Francia. Ipotizzando dazi pari a quelli in vigore nel 1989, si raggiungerebbe un importo di circa 800 milioni di euro, ovvero il 2% del valore attualmente esportato da Italia ad USA: i settori teoricamente più colpiti sarebbero moda, calzature, design e food. A seguire prodotti industriali e chimico-farmaceutici.

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A tutela del libero scambio, tuttavia, arrivano le regole indirettamente imposte dalle multinazionali americane al mercato globale: come sostiene Carlo Altomonte, docente dell’Università Bocconi intervistato dal Sole 24 Ore, il 50% delle importazioni statunitensi sono di origine americana – ovvero acquisti provenienti dalle filiali internazionali delle stesse multinazionali. I dazi doganali si tramuterebbero in un’auto-tassazione per gli USA, e parimenti il trasferimento della produzione di tali articoli su suolo statunitense sarebbe impossibile, perché comporterebbe un aumento insostenibile dei prezzi per la classe media americana.

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Alla luce di queste difficoltà intrinseche e delle dinamiche di libero scambio, la maggior parte degli studiosi crede in una prosecuzione delle relazioni commerciali con gli USA in linea con gli ultimi anni. Nello specifico vi riportiamo qui un link interessante al sito del BEA, il Bureau of Economic Analysis dello U.S. Department of Commerce. Si tratta dei dati di import ed export fra Stati Uniti ed Italia, da cui potrete reperire informazioni sugli scambi del 2016 (anche in confronto con gli anni precedenti) per il settore di vostro interesse. Un documento per evincere i trend attuali e capire dove scommettere nei prossimi anni.