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In un precedente post sulla Finanza Islamica reperibile qui abbiamo sinteticamente visto le fonti religiose ed i principi di base, in particolare il non prevedere alcun sistema di leva finanziaria, debito, tassi di interesse o speculazione che rende l’approccio della finanza islamica diametralmente opposto a quello delle economie occidentali e ha protetto il sistema finanziario dalla crisi del 2008. Proseguiamo ora con le regole relative alla compravendita di beni e ai contratti.

 

Regole generali imposti prescritte dalla Shari’a

Anche i contratti di scambio relativi al trasferimento della proprietà̀ di un bene tra due soggetti presentano aspetti peculiari rispetto agli equivalenti occidentali e hanno la fonte principale nella Shari’a:

  • Il bene deve essere già̀ esistente
  • Il venditore deve possedere il bene oppure averne già̀ assunto i doveri ed i diritti relativi
  • Il bene deve essere conosciuto ed identificato con certezza
  • La vendita deve avvenire al momento stesso della stipula del contratto, non deve perciò̀ essere presente alcun vincolo con eventuali accadimenti futuri.
  • Il prezzo e la consegna del bene devono essere certe e non collegati ad eventi futuri.
  • Il bene in oggetto deve rispettare le norme di liceità̀ dettate dalla Shari’a.

Già in questi principi, che ruotano attorno alla certezza del bene, alla sua esistenza a prescindere da eventi futuri, dal prezzo certo e definito, si intuiscono le distanze da modelli finanziari che muovono miliardi in futures, options e contratti derivati.

Vediamo ora i diversi tipi di contratto esistenti.

 

1. Il contratto murabaha

Il contratto murabaha prevede la comunicazione da parte del venditore del prezzo pagato all’origine per il bene ed il ricarico applicato (prezzo come cost-plus). Il pagamento in un contratto di questo tipo deve avvenire in una soluzione unica, pur essendo prevista in ambito bancario anche un pagamento rateizzato (contratto di bay’al muajjil) a patto che non comporti alcuna maggiorazione (interesse) per il differimento del debito. La peculiarità che caratterizza il murabaha dagli altri tipi di contratto è la necessità da parte del venditore di esprimere chiaramente il profitto che intende ottenere.

Tale contratto viene solitamente utilizzato dalle banche per finanziare le imprese nell’acquisto delle materie prime o di semilavorati. Spesso, inoltre, viene anche utilizzato anche come contratto per prestare denaro per favorire il credito al consumo o per operazioni di investimento della liquidità.

Una tipica operazione di murabaha coinvolge sostanzialmente tre soggetti, ovvero la banca, il venditore e l’acquirente che acquista il bene, in tre fasi:

  • Il cliente sceglie il bene e si accorda sul prezzo di vendita;
  • Successivamente il cliente si accorda con la banca per stipulare un contratto di murabaha nel quale l’istituto di credito si impegna ad acquistare per conto del proprio cliente il bene desiderato, per poi rivendere nuovamente il bene in oggetto al cliente stesso;
  • La banca acquista il bene e, come accordato, lo rivende al proprio cliente con un contratto di murabaha ad un prezzo maggiorato del margine profitto per la banca, anch’esso precedentemente accordato.

Da evidenziare il fatto che il cliente sa, in ogni momento della contrattazione, quale sarà̀ il valore complessivo che pagherà̀ per il bene ed il ricarico che applicherà̀ la banca, eliminando così qualsiasi incertezza nel contratto. Ovviamente la banca offre la possibilità̀ di rateizzare il debito: qualora venisse meno questa possibilità verrebbe meno l’utilità̀ dell’intermediario finanziario.

Il passaggio di proprietà̀ del bene avviene al pagamento del prezzo del bene o dell’ultima rata.

Infine, affinché́ il contratto sia legale è necessario che il venditore sia una terza parte rispetto al cliente che richiede il finanziamento; vengono in tal modo eliminate le operazioni di buy back non essendo consentite dalla legislazione islamica.

Benché rappresenti una delle forme di contratto più utilizzate nel mondo islamico, il murabaha, ha suscitato delle polemiche trovandosi spesso al centro di discussioni. Molti giuristi islamici sostengono che il contratto di murabaha non rappresenta un prestito di moneta poiché la banca diventa proprietaria di un determinato bene incorrendo così nei rischi tipici dei beni fisici (deterioramento, rottura, furto ecc.).

Altri giuristi, in particolare quelli presenti nel Medio Oriente, non accettano tale contratto non vedendo alcun criterio di partecipazioni ai profitti ed alle perdite, ma anzi una tipologia contrattuale simile alle operazioni di anticipo di fatture del mondo occidentale.

 

2. Il contratto di salam

Simile ai contratti a termine del mondo occidentale: due controparti si accordano sul prezzo di vendita di un bene la cui consegna sarà̀ differita nel tempo. Il prezzo del bene viene pagato alla stipula dell’accordo, rendendolo un contratto più̀ equo ed eliminando il rischio per l’acquirente di una eventuale svalutazione del bene, fornendo tuttavia subito al venditore i fondi necessari da investire nel ciclo produttivo. Viene inoltre eliminato il pericolo di speculazione da parte dei contraenti.

Il salam viene utilizzato spesso dalle piccole aziende per poter raccogliere i soldi necessari a sostenere il ciclo produttivo della propria attività̀ vendendo in anticipo i prodotti finiti che verranno prodotti. Anche in questo caso, vi è un sottostante reale alla base del contratto e non solamente un movimento di denaro.

Risulta evidente come il contratto di salam rappresenti una importante eccezione, violando in apparenza due caratteristiche basilari dell’economia islamica: il pieno possesso del bene e la sua esistenza. Per questo il contratto deve riguardare beni standardizzati e di facile individuazione nella quantità̀ e nella qualità̀, devono essere definite con precisione e chiarezza data e luogo di consegna del bene, il pagamento deve necessariamente avvenire al momento della stipula del contratto.

Il salam si adatta bene anche alle realtà̀ bancarie in quanto si può̀ accomunare con il cosiddetto credito fondiario e il credito al commercio: la banca può stipulare con l’azienda che richiede il prestito un contratto di salam pattuendo un prezzo inferiore al reale valore dei beni in modo da ottenerne un profitto, rimanendo sempre nel completo rispetto dei dettami coranici.

 

3. Il contratto di istisna’

Anche in questo caso il bene oggetto dello scambio è compravenduto prima che questo sia prodotto, ma si tratta di prodotti su misura e con le caratteristiche richieste dal compratore: in questo contratto viene ordinato al produttore la fabbricazione di un determinato manufatto senza l’obbligo di pagamento del bene al momento della stipula del contratto (a differenza degli accordi di salam). Tale tipologia contrattuale viene utilizzata spesso per finanziare l’acquisto di abitazioni in costruzione sostituendosi, perciò̀, al mutuo immobiliare tipicamente occidentale.

Secondo il contratto di istisna’ il finanziatore può̀ costruire l’immobile oppure, tramite un contratto di istisna’ parallelo, ordinare ad un soggetto terzo di costruire un determinato immobile. La banca, in questo caso, non fa altro che acquistare dal costruttore l’immobile ordinatole dal proprio cliente. Come nei casi precedenti, anche in questo caso è lecito che la banca applichi una commissione per il ruolo svolto nella compravendita. Il ricarico applicato dalla banca rappresenta il profitto di quest’ultima e viene aggiunto al prezzo pattuito col costruttore dell’immobile, prima di rivenderlo al proprio cliente. Una volta stipulato il contratto, il cliente inizia a pagare alla banca le rate del proprio debito. Questa tipologia di finanziamento può̀ essere applicata in diversi ambiti, come ad esempio la costruzione di manufatti, aerei, navi o macchinari industriali pesanti.

Come nel contratto di salam, infine, la proprietà̀ del bene resta in mano al venditore fino alla consegna del bene. Sino a quel momento, perciò̀, permangono in capo al venditore anche i rischi relativi al bene; compreso quello di vedersi rifiutata la consegna da parte del compratore qualora il bene prodotto non soddisfi le caratteristiche e le qualità̀ pattuite, permettendo quindi all’acquirente di recedere dal contratto con una giusta causa.

Si ringrazia Shakir Durmishi, per il suo esauriente testo “Introduzione alla finanza islamica: concetti di base“.